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Fra i diversi fattori che incidono sulla qualità degli
ambienti di vita e di lavoro, il microclima, ovvero il
complesso dei parametri ambientali che condizionano lo
scambio termico soggetto - ambiente, riveste un'importanza
determinante.
Infatti il conseguimento del benessere termico, cioè lo
stato di piena soddisfazione nei confronti dell'ambiente
stesso, costituisce per l'uomo una condizione
indispensabile e prioritaria per il raggiungimento del
benessere totale.
Il corpo umano tende a mantenere il più costante
possibile, intorno ai 37°, la propria temperatura interna:
si dice pertanto che l'uomo è omeotermo.
Affinché siano rispettate le condizioni di omeotermia,
cioè le condizioni di stabilità dell'equilibrio termico
del corpo umano, è necessario che il bilancio termico sia
nullo, cioè la somma del calore metabolico e di quello che
il corpo riceve dall'ambiente sia uguale alla quantità di
calore che può essere ceduto all'ambiente stesso.
In sostanza, il mantenimento della temperatura interna
dell’organismo intorno ai 37 °C avviene attraverso scambi
termici tra uomo e ambiente, vale a dire l’uomo dissipa
nell'ambiente il calore metabolico prodotto in eccesso.
Quando il bilancio termico è uguale a zero si ha la
condizione ideale di omeotermia, cioè la stabilità
dell'equilibrio termico.
Se il bilancio termico supera lo zero la temperatura
corporea aumenta.
Se il bilancio termico è inferiore a zero la temperatura
corporea diminuisce.
Quando l'equilibrio termico viene mantenuto con un minimo
sforzo da parte dei sistemi di termoregolazione, le
corrispondenti condizioni microclimatiche possono essere
definite di benessere.
Se invece l'equilibrio viene mantenuto con sforzo da parte
dei meccanismi di termoregolazione (ad esempio: notevole
produzione di sudore) si potrà parlare di condizioni
microclimatiche di equilibrio ma non di benessere.
Se infine l'equilibrio termico, nonostante il massimo
sforzo da parte dei meccanismi di termoregolazione, non
viene mantenuto, si parlerà di condizioni microclimatiche
di disequilibrio.
Assume pertanto rilevanza la valutazione dell'ambiente
termico in cui l'uomo si trova ad operare. I fattori
oggettivi ambientali da valutare sono:
temperatura dell'aria;
umidità relativa dell'aria;
velocità dell'aria;
irraggiamento da superfici calde.
In condizioni standard, i valori ottimali delle grandezze
termoigrometriche sono:
Temperatura: 21-26 °C;
Umidità relativa: 40-60 %;
Velocità dell’aria: 0,10-0,25 m/s.
L'insieme di questi parametri che caratterizzano un
ambiente confinato rappresentano il cosiddetto
"microclima".
E' proprio dalla misurazione di questi parametri che si
può stabilire se le condizioni microclimatiche di un
determinato ambiente, rientrano nella zona di benessere
termico o possono rappresentare uno stress termico o
costituiscono un disagio più o meno elevato per
l'organismo umano.
Nello specifico, la valutazione della salubrità di un
ambiente di lavoro implica di tener conto, oltre che dei
parametri del microclima, anche le seguenti
caratteristiche:
la temperatura deve essere adeguata all'organismo umano
durante il lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro
applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori;
la temperatura deve essere regolata in base al grado di
umidità e all'aerazione per garantire il benessere
termico;
la temperatura deve essere idonea anche nei locali di
servizio (come mensa e servizi igienici);
va evitato un eccessivo soleggiamento dei locali
attraverso finestre, lucernari e pareti vetrate;
gli operatori devono essere protetti da temperature troppo
alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o
mezzi personali di protezione.
Nelle normali condizioni di vita e di lavoro l’uomo è
generalmente esposto ad ambienti in cui è possibile
raggiungere il benessere termico, cioè la soddisfazione
per l’ambiente termico circostante. Tali ambienti sono per
questo detti ambienti moderati. Nei casi, invece, in cui
le condizioni microclimatiche rendono impossibile
raggiungere le condizioni di benessere, gli ambienti
prendono il nome di ambienti severi.
Tali ambienti severi, nei quali l’uomo si trova in
condizioni di stress termico, possono poi a loro volta
essere classificati in ambienti severi caldi ed ambienti
severi freddi. Per un approfondimento in tema di ambienti
severi, cliccare su “La valutazione delle condizioni
termiche negli ambienti severi”.
Questa è una pubblicazione curata dal Dipartimento di
Informatica Matematica Elettronica e Trasporti della
Facoltà di Ingegneria dell'università' degli Studi di
Reggio Calabria, con l’obiettivo di valutare le condizioni
termiche dei soggetti posti in ambienti severi. Nella
parte iniziale di tale documento sono analizzati i
meccanismi di termoregolazione del corpo umano e definite
le relazioni che consentono di esplicitare l’equazione di
bilancio termico del corpo umano. Nella seconda parte,
facendo riferimento alle normative nazionali ed
internazionali emanate in tema di stress termico, vengono
descritti i procedimenti comunemente adottati per la
valutazione delle condizioni termiche dei soggetti esposti
ad ambienti severi caldi ed ambienti severi freddi.
Effetti sulla salute
Il sistema di termoregolazione permette all'uomo di
adeguarsi alle diverse condizioni climatiche, consentendo
di mantenere l'equilibrio termico del corpo fino a quando
la temperatura dell' aria ambiente raggiunge valori di
27-29 °C.
Quando le condizioni microclimatiche di un ambiente
diventano sfavorevoli e il bilancio termico diventa
positivo o negativo, il sistema di termoregolazione del
corpo umano mette in funzione opportuni meccanismi di
difesa.
Per valori superiori di temperatura, il sangue non riesce
a smaltire completamente il calore per cui il sistema di
termoregolazione fa entrare in funzione le ghiandole
sudoripare smaltendo il calore in eccesso con
l'evaporazione del sudore.
Si possono definire condizioni di "benessere termico"
quelle in cui l'organismo riesce a mantenere l'equilibrio
termico senza l'intervento di alcuni meccanismi di difesa
del sistema di termoregolazione. In altre parole il
benessere termico rappresenta uno stato fisiologico
caratterizzato dall'assenza di sensazioni di caldo o di
freddo o di correnti d'aria.
Si definisce invece "stress termico" quelle condizioni
microclimatiche nelle quali entrano in funzione i
meccanismi di termoregolazione per mantenere l'equilibrio
termico del corpo.
Gli studi sugli effetti dell'ambiente termico sull'uomo
sono stati diretti essenzialmente a determinare, da una
parte, le condizioni che consentono il "benessere", e
dall'altra, i limiti massimi di tollerabilità per
esposizioni a temperature elevate.
Dal punto di vista della patologia, vale a dire degli
effetti cronici, non risulta che siano state condotte
ricerche approfondite sugli effetti a lungo termine
provocati dall'esposizione al calore.
Per quanto riguarda invece gli effetti acuti
dell'esposizione a temperature elevate, è ben noto il
quadro clinico del "colpo di calore" caratterizzato da un
improvviso innalzamento della temperatura corporea, da
confusione mentale, irascibilità, delirio, convulsioni e
perdita di conoscenza. Forme più leggere sono la sincope,
il collasso e i crampi da calore. Più frequente, se pure
non ben definita, è la "fatica da calore". Sintomi come
spossatezza, irritabilità, facile affaticamento, sono da
tutti sperimentati nei giorni molto caldi. Disturbi simili
accusano gli operai che lavorano in un ambiente con
caratteristiche microclimatiche non confortevoli.
Sottoposti a fatica da calore si sta male, ed è più
elevata la possibilità di avere infortuni.
Prevenzione
La prevenzione dei danni da calore si attua principalmente
con una buona progettazione dei locali e della loro
disposizione, con la messa a punto di sistemi tecnico -
ingegneristici che evitino il propagarsi del calore dalle
sorgenti. Questi sistemi sono diversi per le diverse
situazioni, ma si basano in generale sull'isolamento delle
sorgenti di calore con materiali scarsamente conduttori
(lana di roccia, ecc.) oppure con l'impiego di materiali
dotati di potere rifrangente (lamiere di alluminio).
Un mezzo di prevenzione diffuso è la ventilazione:
l'ideale sarebbe il condizionamento generale dell'ambiente
di lavoro, cosa non sempre praticabile quando si è in
presenza di notevoli fonti di calore come nelle fonderie,
nelle acciaierie, nelle vetrerie, nonché in alcuni lavori
dell'agricoltura, dell'edilizia e stradali.
In casi eccezionali si può fare ricorso ad una
ventilazione localizzata ("spot cooling"), dirigendo
sull'operatore un flusso di aria fresca che da una
sensazione di refrigerio.
Nel caso di situazioni termiche elevate, misure di
carattere preventivo vanno individuate anche
nell'organizzazione del lavoro: si dovranno prevedere,
oltre ad un'adeguata preparazione tecnica, adeguati
periodi di acclimatazione, pause e periodi di riposo.
Le pause durante la giornata lavorativa dovranno essere
trascorse in locali climatizzati correttamente con a
disposizione bevande fresche e sali.
L'adozione infine di abiti protettivi dovrebbe essere
eccezionale. Il disegno di tali abiti deve permettere i
movimenti necessari per il lavoro ed anche che il corpo
elimini il calore che produce.
Normativa di riferimento
Il DLgs 626/1994 è Il testo legislativo base per
individuare gli aspetti principali relativi all'igiene del
lavoro, sia come locali che come parametri fisici
(temperatura, umidità, microclima, aerazione, pulizia).
In particolare:
l'art. 33 c. 6, che modifica il DPR 303/1956 art.9, parla
di aerazione dei luoghi di lavoro chiusi;
l'art. 33 c. 7, che modifica il DPR 303/1956 art.11,
legifera in tema di temperatura dei locali;
l'allegato VI indica che temperatura, umidità e
circolazione dell'aria non adeguate possono aumentare le
possibilità di rischio tra l'altro dorso-lombare a seguito
di movimentazione dei carichi;
l'allegato VII richiede a tutela dei videoterminalisti
bassi valori di calore emesso dalle attrezzature ed una
umidità soddisfacente.
Inoltre si hanno le seguenti norma tecniche:
UNI EN ISO n° 10551 del 01/01/2002: ergonomia degli
ambienti termici - valutazione dell'influenza
dell'ambiente termico mediante scale di giudizio
soggettivo;
UNI EN ISO n° 9241-6 del 31/10/2001: requisiti ergonomici
per il lavoro di ufficio con videoterminali (VDT) - guida
sull'ambiente di lavoro.
Fonti
Opuscolo informativo - Ambiente termico ISPESL
Gli interventi di FB Studio Associato
Misurare le variabili microclimatiche interessa tutti gli
ambienti di lavoro, senza distinzione, così come
specificato dall’art. 33 punto 7. Ogni luogo di lavoro
deve avere parametri microclimatici nei locali adeguati
all’organismo umano impegnato nelle attività lavorative
FB Studio Associato, nell’ambito dell’attività di indagine
microclimatica, svolge 2 differenti tipi di intervento:
durante la fase di valutazione dei rischi e conseguente
redazione del “documento di valutazione dei rischi”, FB
Studio esegue rilevamenti ambientale con apposita
attrezzatura (anemometro e termo-igrometro), al fine di
permettere la corretta valutazione stessa dei rischi per
la salute e salubrità dei lavoratori dell’azienda. Ci si
riferisce in questa sede sia alle valutazioni
microclimatiche degli ambienti di lavoro (uffici,
magazzini, …) con l’intento di verificarne il benessere
termico, sia alla valutazione degli impianti di
aspirazione per verificare l’efficienza delle misure di
prevenzione messe in atto;
esegue specifici campionamenti in realtà lavorative
complesse ove luoghi/lavorazioni lo richiedano. È questo
il caso, per esempio, di rilievi effettuati con cadenza
temporale specifica durante la fase di realizzazione di
gallerie, con l’obiettivo di tenere sotto costante
controllo l’efficacia e l’efficienza delle misure di
prevenzione e protezione messe in atto durante le diverse
fasi di lavoro.
Gli strumenti utilizzati per compiere i rilevamenti
ambientali sono un termo-igrometro elettronico e un
anemometro a filo caldo.
L’anemometro, dotato di sonda di velocità a filo caldo, è
uno strumento che permette di misurare:
la velocità dell’aria, espressa in m/s, con una
risoluzione dello 0,01 m/s;
la temperatura dell’aria, espressa in °C, con una
risoluzione di 0,1 °C;
la portata, espressa in mc/h, con una risoluzione di 1
m3/h.
Il termo-igrometro elettronico, è uno strumento che
permette di misurare:
l’umidità relativa, espressa in %UR, con una risoluzione
di 1 %UR;
l’umidità assoluta, espressa in g/kg, con una risoluzione
di 0,1 g/kg;
la temperatura ambientale, espressa in °C, con una
risoluzione di 0,1 °C;
il punto di rugiada, espressa in °C, con una risoluzione
di 0,1 °C;
la temperatura umida, espressa in °C, con una risoluzione
di 0,1 °C;
l’entalpia, espressa in KJ/kg, con una risoluzione di 0,1
KJ/kg.
I documenti resi, contenenti l’esito delle misurazioni dei
parametri microclimatici nell’ambiente di lavoro, sono
composti da:
un rapporto di monitoraggio contenente l’esito delle
misurazioni di tutti i parametri microclimatici
specificatamente ricercati (la velocità dell’aria, la
temperatura dell’aria, la portata, l’umidità relativa,
l’umidità assoluta, la temperatura ambientale, il punto di
rugiada, la temperatura umida e l’entalpia), completo di
valori medi, minimi e massimi rilevati dello specifico
parametro, di grafico su asse cartesiano dei valori
rilevati e di tabella riassuntiva dei singoli punti
rilevati;
una relazione di sintesi completa di valutazione del
rischio e delle misure di prevenzione da porre in atto.
di seguito una foto delle strumentazione utilizzata (click
per ingrandire):

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Per ogni informazione, prego contattare
info@fbstudio.biz o
tel/fax 075.609139. |