menu

 

menu

Nuova pagina 1

 

 

stampa questa pagina        

"il sole 24 ore" - AMBIENTE E SICUREZZA
Dal Ministero nuovi chiarimenti sulla etichettatura delle carni bovine
Fri, 26 Jan 2007 16:19:00 GMT

Fornitura di energia elettrica: nuove misure di compensazione della spesa
Fri, 22 Feb 2008 14:55:00 GMT

Sicurezza: pubblicato in Gazzetta il Testo Unico
Fri, 22 Feb 2008 14:55:00 GMT

Istituita la Piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri
Fri, 22 Feb 2008 14:55:00 GMT

Sicurezza: il governo ha approvato lo schema di decreto
Fri, 26 Jan 2007 16:19:00 GMT

attività svolte da FB Studio Associato
ora sei in >> home > focus > microclima
   

focus: gli approfondimenti di FB Studio Associato

MICROCLIMA IN AMBIENTI CONFINATI

indietro

 
 
 

Data ultimo aggiornamento: 12.07.07

copyright dei contenuti

 

Breve guida sul microclima in ambienti confinati e sui riflessi in tema di salubrità dei luoghi di lavoro

 

Fra i diversi fattori che incidono sulla qualità degli ambienti di vita e di lavoro, il microclima, ovvero il complesso dei parametri ambientali che condizionano lo scambio termico soggetto - ambiente, riveste un'importanza determinante.

Infatti il conseguimento del benessere termico, cioè lo stato di piena soddisfazione nei confronti dell'ambiente stesso, costituisce per l'uomo una condizione indispensabile e prioritaria per il raggiungimento del benessere totale.

Il corpo umano tende a mantenere il più costante possibile, intorno ai 37°, la propria temperatura interna: si dice pertanto che l'uomo è omeotermo.

Affinché siano rispettate le condizioni di omeotermia, cioè le condizioni di stabilità dell'equilibrio termico del corpo umano, è necessario che il bilancio termico sia nullo, cioè la somma del calore metabolico e di quello che il corpo riceve dall'ambiente sia uguale alla quantità di calore che può essere ceduto all'ambiente stesso.

In sostanza, il mantenimento della temperatura interna dell’organismo intorno ai 37 °C avviene attraverso scambi termici tra uomo e ambiente, vale a dire l’uomo dissipa nell'ambiente il calore metabolico prodotto in eccesso.

Quando il bilancio termico è uguale a zero si ha la condizione ideale di omeotermia, cioè la stabilità dell'equilibrio termico.

Se il bilancio termico supera lo zero la temperatura corporea aumenta.

Se il bilancio termico è inferiore a zero la temperatura corporea diminuisce.

Quando l'equilibrio termico viene mantenuto con un minimo sforzo da parte dei sistemi di termoregolazione, le corrispondenti condizioni microclimatiche possono essere definite di benessere.

Se invece l'equilibrio viene mantenuto con sforzo da parte dei meccanismi di termoregolazione (ad esempio: notevole produzione di sudore) si potrà parlare di condizioni microclimatiche di equilibrio ma non di benessere.

Se infine l'equilibrio termico, nonostante il massimo sforzo da parte dei meccanismi di termoregolazione, non viene mantenuto, si parlerà di condizioni microclimatiche di disequilibrio.

Assume pertanto rilevanza la valutazione dell'ambiente termico in cui l'uomo si trova ad operare. I fattori oggettivi ambientali da valutare sono:

temperatura dell'aria;

umidità relativa dell'aria;

velocità dell'aria;

irraggiamento da superfici calde.

 

In condizioni standard, i valori ottimali delle grandezze termoigrometriche sono:

Temperatura: 21-26 °C;  

Umidità relativa: 40-60 %;  

Velocità dell’aria: 0,10-0,25 m/s.

 

L'insieme di questi parametri che caratterizzano un ambiente confinato rappresentano il cosiddetto "microclima".

E' proprio dalla misurazione di questi parametri che si può stabilire se le condizioni microclimatiche di un determinato ambiente, rientrano nella zona di benessere termico o possono rappresentare uno stress termico o costituiscono un disagio più o meno elevato per l'organismo umano.

Nello specifico, la valutazione della salubrità di un ambiente di lavoro implica di tener conto, oltre che dei parametri del microclima, anche le seguenti caratteristiche:

la temperatura deve essere adeguata all'organismo umano durante il lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori;

la temperatura deve essere regolata in base al grado di umidità e all'aerazione per garantire il benessere termico;

la temperatura deve essere idonea anche nei locali di servizio (come mensa e servizi igienici);

va evitato un eccessivo soleggiamento dei locali attraverso finestre, lucernari e pareti vetrate;

gli operatori devono essere protetti da temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.

 

Nelle normali condizioni di vita e di lavoro l’uomo è generalmente esposto ad ambienti in cui è possibile raggiungere il benessere termico, cioè la soddisfazione per l’ambiente termico circostante. Tali ambienti sono per questo detti ambienti moderati. Nei casi, invece, in cui le condizioni microclimatiche rendono impossibile raggiungere le condizioni di benessere, gli ambienti prendono il nome di ambienti severi.

Tali ambienti severi, nei quali l’uomo si trova in condizioni di stress termico, possono poi a loro volta essere classificati in ambienti severi caldi ed ambienti severi freddi. Per un approfondimento in tema di ambienti severi, cliccare su “La valutazione delle condizioni termiche negli ambienti severi”.

Questa è una pubblicazione curata dal Dipartimento di Informatica Matematica Elettronica e Trasporti della Facoltà di Ingegneria dell'università' degli Studi di Reggio Calabria, con l’obiettivo di valutare le condizioni termiche dei soggetti posti in ambienti severi. Nella parte iniziale di tale documento sono analizzati i meccanismi di termoregolazione del corpo umano e definite le relazioni che consentono di esplicitare l’equazione di bilancio termico del corpo umano. Nella seconda parte, facendo riferimento alle normative nazionali ed internazionali emanate in tema di stress termico, vengono descritti i procedimenti comunemente adottati per la valutazione delle condizioni termiche dei soggetti esposti ad ambienti severi caldi ed ambienti severi freddi.

 

Effetti sulla salute

Il sistema di termoregolazione permette all'uomo di adeguarsi alle diverse condizioni climatiche, consentendo di mantenere l'equilibrio termico del corpo fino a quando la temperatura dell' aria ambiente raggiunge valori di 27-29 °C.

Quando le condizioni microclimatiche di un ambiente diventano sfavorevoli e il bilancio termico diventa positivo o negativo, il sistema di termoregolazione del corpo umano mette in funzione opportuni meccanismi di difesa.

Per valori superiori di temperatura, il sangue non riesce a smaltire completamente il calore per cui il sistema di termoregolazione fa entrare in funzione le ghiandole sudoripare smaltendo il calore in eccesso con l'evaporazione del sudore.

Si possono definire condizioni di "benessere termico" quelle in cui l'organismo riesce a mantenere l'equilibrio termico senza l'intervento di alcuni meccanismi di difesa del sistema di termoregolazione. In altre parole il benessere termico rappresenta uno stato fisiologico caratterizzato dall'assenza di sensazioni di caldo o di freddo o di correnti d'aria.

Si definisce invece "stress termico" quelle condizioni microclimatiche nelle quali entrano in funzione i meccanismi di termoregolazione per mantenere l'equilibrio termico del corpo.

Gli studi sugli effetti dell'ambiente termico sull'uomo sono stati diretti essenzialmente a determinare, da una parte, le condizioni che consentono il "benessere", e dall'altra, i limiti massimi di tollerabilità per esposizioni a temperature elevate.

Dal punto di vista della patologia, vale a dire degli effetti cronici, non risulta che siano state condotte ricerche approfondite sugli effetti a lungo termine provocati dall'esposizione al calore.

Per quanto riguarda invece gli effetti acuti dell'esposizione a temperature elevate, è ben noto il quadro clinico del "colpo di calore" caratterizzato da un improvviso innalzamento della temperatura corporea, da confusione mentale, irascibilità, delirio, convulsioni e perdita di conoscenza. Forme più leggere sono la sincope, il collasso e i crampi da calore. Più frequente, se pure non ben definita, è la "fatica da calore". Sintomi come spossatezza, irritabilità, facile affaticamento, sono da tutti sperimentati nei giorni molto caldi. Disturbi simili accusano gli operai che lavorano in un ambiente con caratteristiche microclimatiche non confortevoli. Sottoposti a fatica da calore si sta male, ed è più elevata la possibilità di avere infortuni.

 

Prevenzione

La prevenzione dei danni da calore si attua principalmente con una buona progettazione dei locali e della loro disposizione, con la messa a punto di sistemi tecnico - ingegneristici che evitino il propagarsi del calore dalle sorgenti. Questi sistemi sono diversi per le diverse situazioni, ma si basano in generale sull'isolamento delle sorgenti di calore con materiali scarsamente conduttori (lana di roccia, ecc.) oppure con l'impiego di materiali dotati di potere rifrangente (lamiere di alluminio).

Un mezzo di prevenzione diffuso è la ventilazione: l'ideale sarebbe il condizionamento generale dell'ambiente di lavoro, cosa non sempre praticabile quando si è in presenza di notevoli fonti di calore come nelle fonderie, nelle acciaierie, nelle vetrerie, nonché in alcuni lavori dell'agricoltura, dell'edilizia e stradali.

In casi eccezionali si può fare ricorso ad una ventilazione localizzata ("spot cooling"), dirigendo sull'operatore un flusso di aria fresca che da una sensazione di refrigerio.

Nel caso di situazioni termiche elevate, misure di carattere preventivo vanno individuate anche nell'organizzazione del lavoro: si dovranno prevedere, oltre ad un'adeguata preparazione tecnica, adeguati periodi di acclimatazione, pause e periodi di riposo.

Le pause durante la giornata lavorativa dovranno essere trascorse in locali climatizzati correttamente con a disposizione bevande fresche e sali.

L'adozione infine di abiti protettivi dovrebbe essere eccezionale. Il disegno di tali abiti deve permettere i movimenti necessari per il lavoro ed anche che il corpo elimini il calore che produce.

 

Normativa di riferimento

Il DLgs 626/1994 è Il testo legislativo base per individuare gli aspetti principali relativi all'igiene del lavoro, sia come locali che come parametri fisici (temperatura, umidità, microclima, aerazione, pulizia).

In particolare:

l'art. 33 c. 6, che modifica il DPR 303/1956 art.9, parla di aerazione dei luoghi di lavoro chiusi;

l'art. 33 c. 7, che modifica il DPR 303/1956 art.11, legifera in tema di temperatura dei locali;

l'allegato VI indica che temperatura, umidità e circolazione dell'aria non adeguate possono aumentare le possibilità di rischio tra l'altro dorso-lombare a seguito di movimentazione dei carichi;

l'allegato VII richiede a tutela dei videoterminalisti bassi valori di calore emesso dalle attrezzature ed una umidità soddisfacente.

 

Inoltre si hanno le seguenti norma tecniche:

UNI EN ISO n° 10551 del 01/01/2002: ergonomia degli ambienti termici - valutazione dell'influenza dell'ambiente termico mediante scale di giudizio soggettivo;

UNI EN ISO n° 9241-6 del 31/10/2001: requisiti ergonomici per il lavoro di ufficio con videoterminali (VDT) - guida sull'ambiente di lavoro.

 

Fonti

Opuscolo informativo - Ambiente termico ISPESL

 

Gli interventi di FB Studio Associato

Misurare le variabili microclimatiche interessa tutti gli ambienti di lavoro, senza distinzione, così come specificato dall’art. 33 punto 7. Ogni luogo di lavoro deve avere parametri microclimatici nei locali adeguati all’organismo umano impegnato nelle attività lavorative

FB Studio Associato, nell’ambito dell’attività di indagine microclimatica, svolge 2 differenti tipi di intervento:

durante la fase di valutazione dei rischi e conseguente redazione del “documento di valutazione dei rischi”, FB Studio esegue rilevamenti ambientale con apposita attrezzatura (anemometro e termo-igrometro), al fine di permettere la corretta valutazione stessa dei rischi per la salute e salubrità dei lavoratori dell’azienda. Ci si riferisce in questa sede sia alle valutazioni microclimatiche degli ambienti di lavoro (uffici, magazzini, …) con l’intento di verificarne il benessere termico, sia alla valutazione degli impianti di aspirazione per verificare l’efficienza delle misure di prevenzione messe in atto;

esegue specifici campionamenti in realtà lavorative complesse ove luoghi/lavorazioni lo richiedano. È questo il caso, per esempio, di rilievi effettuati con cadenza temporale specifica durante la fase di realizzazione di gallerie, con l’obiettivo di tenere sotto costante controllo l’efficacia e l’efficienza delle misure di prevenzione e protezione messe in atto durante le diverse fasi di lavoro.

 

Gli strumenti utilizzati per compiere i rilevamenti ambientali sono un termo-igrometro elettronico e un anemometro a filo caldo.

 

L’anemometro, dotato di sonda di velocità a filo caldo, è uno strumento che permette di misurare:

la velocità dell’aria, espressa in m/s, con una risoluzione dello 0,01 m/s;

la temperatura dell’aria, espressa in °C, con una risoluzione di 0,1 °C;

la portata, espressa in mc/h, con una risoluzione di 1 m3/h.

 

Il termo-igrometro elettronico, è uno strumento che permette di misurare:

l’umidità relativa, espressa in %UR, con una risoluzione di 1 %UR;

l’umidità assoluta, espressa in g/kg, con una risoluzione di 0,1 g/kg;

la temperatura ambientale, espressa in °C, con una risoluzione di 0,1 °C;

il punto di rugiada, espressa in °C, con una risoluzione di 0,1 °C;

la temperatura umida, espressa in °C, con una risoluzione di 0,1 °C;

l’entalpia, espressa in KJ/kg, con una risoluzione di 0,1 KJ/kg.

 

I documenti resi, contenenti l’esito delle misurazioni dei parametri microclimatici nell’ambiente di lavoro, sono composti da:

un rapporto di monitoraggio contenente l’esito delle misurazioni di tutti i parametri microclimatici specificatamente ricercati (la velocità dell’aria, la temperatura dell’aria, la portata, l’umidità relativa, l’umidità assoluta, la temperatura ambientale, il punto di rugiada, la temperatura umida e l’entalpia), completo di valori medi, minimi e massimi rilevati dello specifico parametro, di grafico su asse cartesiano dei valori rilevati e di tabella riassuntiva dei singoli punti rilevati;

una relazione di sintesi completa di valutazione del rischio e delle misure di prevenzione da porre in atto.

 

di seguito una foto delle strumentazione utilizzata (click per ingrandire):

 

anemometro / termo-igrometro

 

Bisogno di aiuto?

Per ogni informazione, prego contattare info@fbstudio.biz o tel/fax 075.609139.

 

 

 
 

 

 
 

  FB Studio

FB Studio - sicurezza & formazione   |   contatti   |   P.Iva 0298229 054 2    |   privacy   |   mappa del sito